Ultra – il gregario silenzioso

UIC

Quando ero in aereo mi piaceva guardare giù e perdermi fra le linee che
disegnavano le strade qualche migliaio di chilometri sotto di me.
Dove andavano? Com’era l’asfalto? E le salite? Sarebbe stato bello essere lì sotto in bici. Dall’alto, o da lontano, sembra sempre tutto un po’ più bello.
Poi iniziai a fare strani pensieri: 2000km, 3 ore di volo.
Quanto ci avrei messo in bici? Cosa avrei mangiato? Come avrei dormito? Avrei dormito?


Libero dagli impegni del tour potei quindi iniziare a fare qualche ricerca. Ed iniziare sul serio. Trovai una gara, non troppo distante da casa, abbozzai un allenamento che pensavo mi avrebbe portato in fondo. Circa 8-9 mesi di accorta preparazione.
Mi sentivo pronto? No.
Volevo provarci? Si.
Volevo arrivare in fondo. Nulla nell’ Ultracycling funziona meglio del trovarti una meta e volerla raggiungere più di ogni altra cosa al mondo.

Ci sono sì mille aspetti epici che contornano una gara da mille km, dico un numero a caso ma che ovviamente fa sempre effetto. Mille km. Uno zero zero zero. In bici.
E poi: avete mai provato a partire col buio e pedalare verso l’alba? E continuare fino al tramonto? Ed attraverso la notte arrivare ad un’altra alba…

Ma al di là della poesia… Ed al di là dei watt, dei battiti, della fibra di carbonio e del titanio, dei freni a disco e del cambio elettronico, al di là degli amminoacidi e delle maltodestrine, dei km e delle ore in sella per allenarsi, al di là delle salite e delle luci led, delle batterie che si scaricano, dei quintali di pasta e dei giorni sui rulli, dei fondelli e del goretex, di quel coso strano che ti tiene su il collo alla Raam, delle ruote ideali che non esistono e dei rapporti perfetti che non troverai, del tubeless e dell’ammiraglia, della ricerca di un bagno, del meccanico e delle barrette, della pressione dei pneumatici e delle prolunghe, del mi fermo no aspetta che vado avanti ancora un po’…

Al di là di tutto la cosa che più mi ha spinto all’inizio e sostenuto nel proseguo è stata quella di avere una meta da raggiungere.
Ed una bella strada per arrivarci.
Così quando iniziai il mio unico pensiero fu quello di arrivare alla fine. Ed alla fine essere contento di me, come disse il saggio.




Il Gregario Silenzioso