Il portale dell'Ultracycling in Italia

Valentina Tanzi

 Chi è Valentina Tanzi?

Sono nata e cresciuta a Lugano in Svizzera, una cittadina incastonata in quel magnifico territorio che è il Cantone Ticino, un vero e proprio paradiso per le 2 ruote: non a caso, qui hanno preso casa diversi pro, tra i quali Contador, Nibali, Evans e Aru, solo per citarne alcuni. Ho doppio passaporto e ho conseguito un Master in Scienze della Comunicazione, specializzandomi nel settore aziendale. Attualmente sono la responsabile di un paio di riviste che vengono distribuite in farmacia. Come potete leggere sul mio sito – damaceleste.com – mi definisco “Not only an Ultracyler: Vertical runner & Alpinist for fun! – Live without limits!”.

 

Amo le sfide, mettermi in gioco e spostare l’asticella sempre più in alto. Poco importa se sia in sella ad una bici, a piedi o coi ramponi! Se avrete voglia di leggere il mio palmarès online, in ogni sport ho avuto la fortuna di “bruciare le tappe” e di raggiungere brillanti risultati in pochissimo tempo, come, ad esempio, diventando campionessa svizzera di categoria nel fioretto (scherma) al mio primo torneo o partecipando agli Europei di Agility Dog con la nazionale italiana. E così è stato pure nel ciclismo: ho acquistato la mia prima bici da corsa a novembre 2014, a marzo dell’anno successivo ho partecipato alla mia prima granfondo e a settembre ero già nel Bianchi Factory Team.

Subito dopo ho preso parte ai mondiali riservati ai giornalisti nelle Fiandre, vincendo la prova sul Koppemberg, in una giornata caratterizzata dalle tipiche condizioni fiamminghe. Non sono una persona che ama vantarsi o mettersi in mostra, ma devo dire che nel mio piccolo mi sono già tolta diverse soddisfazioni in sella: 3a donna alla Haute Route Dolomites&Swiss Alps (2016), 1 oro e 2 argenti ai mondiali per giornalisti a Creta (2016), 2a ai Campionati Italiani Ultracycling sulle 24h (Dolomitics24, 2017), 10ma alla prima edizione della Mavic Haute Route Rockies (2017) – dove quasi il 30% del percorso era su strade gravel del Colorado -, 2a alla Tortour Challenge (2017). Adoro divertirmi e spesso ciò si traduce nel fare cose che il grosso delle persone generalmente non si sogna nemmeno di immaginare, come scalare l’anno scorso la montagna più alta d’Europa (Monte Elbrus in Russia, coi suoi 5’642 m), senza aver mai indossato i ramponi in vita mia; debuttare per ridere nel vertical running e portare a casa un ottimo 36mo posto sul Rocciamelone (3’538 m) durante la Red Bull K3: questa gara fa parte del Vertical Kilometer World Circuit ed è unica al mondo nel suo genere, dato che è un triplo chilometro verticale, cioè si coprono 3’036 m di dislivello in soli 9,7 km. Sempre l’anno scorso, “correndo” come scommessa con me stessa, ho pure partecipato ad una “Vertical Pipeline” lungo la scala della funicolare del Ritom (Ticino, Svizzera), la più ripida in Europa (pendenza massima dell’89%), dove in 1,6 km si coprono 800 m di dislivello e 4’621 gradini. Tornando invece alle 2 ruote, il 2017 è stato un anno veramente intenso non solo in gara: ho conquistato il Pikes Peak (4’302 m – Colorado Springs, USA) in solitaria, il Passo del S. Gottardo con una vecchia bici militare svizzera (20 kg), la Tremola (la vecchia strada in pavé del Gottardo) con una pieghevole (Brompton) mentre nevischiava. Il 2018 promette comunque di non essere da meno…ad inizio febbraio ho già fatto il Muro di Sormano e il Ghisallo durante un “lungo”… Insomma, lo avrete capito: non so stare ferma! Per questo motivo ad ottobre ho ottenuto la certificazione di “Swiss Cycling Road Guide”: in Italia al momento non
esiste nulla di simile e qui in Svizzera attualmente siamo solo 8 guide diplomate dalla federazione elvetica.

Cosa ti ha spinto ad entrare nel mondo dell’Ultracycling?

Dopo l’Haute Route Dolomites&Swiss Alps nel 2016, mi sono resa conto che l’ambiente affollato delle GF non faceva più per me. Quindi che fare? Dell’ultracycling me ne aveva parlato nel 2015 un ragazzo: mi raccontò di come avesse vinto ripetutamente, nella modalità Team4, la Tortour e che, assieme ai suoi amici, avesse dovuto abbandonare l’idea, per motivi economici, di partecipare alla RAAM.

 

Ho cominciato a leggere in merito a questa disciplina e più mi informavo, più mi convincevo che facesse al caso mio: finalmente vinceva chi era più forte a pedalare, non per questioni di scia, di tattiche di squadra o, per le donne, di gregari! E da lì, ho deciso di fare da sola ciò che lui aveva fatto in team e di puntare pure alla RAAM! Perché se ce la fa un essere umano, perché io no? Almeno potrò dire di averci provato e non avrò mai rimorsi!

Che cos’è per te questo sport?

E’ uno stile di vita ormai. Chi non pratica l’ultracycling non può capire cosa ti regala questa disciplina, ma quanto ti chiede ogni giorno, non solo in ore di allenamento, ma anche in fatto di alimentazione e ore di sonno. È uno sport estremo e, come gli altri, ogni singolo dettaglio può fare poi la differenza. “Chiede” tanto, ma appunto dà tanto, come il moltissimo tempo che si trascorre all’aria aperta e una salute di ferro: da quando pedalo, non soffro nemmeno più di un semplice raffreddore, nonostante esca tanto pure in inverno. Adoro pedalare per ore immersa nella natura, in “solitudine” e silenzio. L’adrenalina però aumenta di notte: puoi conoscere benissimo una strada, ma con il buio diventa tutta un’altra cosa, non solo per il panorama, ma anche per le sensazioni che ti fa provare! Infine, la bici in generale mi ha permesso di viaggiare molto e pure di fare tantissimi incontri, di cui tanti inaspettati e credo improbabili in un contesto diverso… le 2 ruote sono anche questo!


Come ti stai allenando per partecipare a questo Campionato?

Sono una pivella, figuriamoci dell’ultracycling…ma il 2017 mi ha insegnato parecchie cose: le circostanze in cui mi sono ritrovata, mi hanno costretto a passare, in pochi mesi, da una filosofia di allenamento al suo opposto ed entrambe non facevano al caso mio. In autunno ho finalmente trovato chi lavora come me e, in primis, ama la bici per quello che è. Seguo un allenamento “a tabella” e sono monitorata settimanalmente, se non quasi giornalmente!

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Per quest’anno i principali sono la qualifica per la RAAM, che mi piacerebbe fare nel 2019, e un buon piazzamento nel campionato italiano.

L’ultracycling è anche squadra, c’è qualcuno che vuoi ringraziare per essere al tuo fianco?

In primis mia mamma che letteralmente mi sopporta/supporta in tutto e per tutto. In secondo luogo il mio allenatore, che, anche lui, non mi manda a quel paese con le mie infinite domande e supposizioni! Poi ci sono le aziende di cui sono “ambassador” e che credono in me! Non da ultimo, tutti i miei follower, più o meno vicini…una vera e propria comunità: basti pensare che a febbraio per il mio compleanno ho ricevuto più di 700 messaggi da ogni parte del mondo! Incredibile, perché comunque mi reputo una persona normalissima!