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Terminillo Ultra Marathon, luoghi d’incanto

La prima edizione della TERMINILLO ULTRA MARATHON (TUM) del 7/8 settembre 2019, è stata una gara di ultracycling non stop, con partenza e arrivo dal Monte Terminillo ed aperta alla partecipazione di solitari (sia self-supported che con veicolo al seguito) e team da 2 o 4 ciclisti(in staffetta).

La TUM ha attraversato 4 regioni, Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche, mettendo in grande evidenza le zone colpite dal recente sisma del 2016. Il percorso di 540 Km X 10000 Mt di dislivello circa su territori dalle mille sfaccettature con le salite impegnative di Campo Imperatore e Castel del Monte fino ad arrivare al mare Adriatico per poi risalire da Forca di Presta, Castelluccio di Norcia, Cerreto di Spoleto e la mitica Vallonina del Terminillo. Partenza subito di fatica. 5 km di salita impegnativa per scollare poi in vallonina … tutta discesa (che poi si tramutera’ tra 500 km nella temibile ultima salita) e inizia da qui la conquista del mare adriatico passando per Leonessa, Amatrice ed il lago di Campotosto prima di arrampiacarsi sul Passo delle Capannelle sotto l’austera presenza del Gran Sasso. Da Assergi a Campo Imperatore è un trionfo di natura selvaggia tra pascoli verdi e panorami mozzafiato. Prima Time station, Campo imperatore, già arrivo di tappa 2019 del Giro, dove il Corno Grande rende sublime ogni sfumatura di panorama visibile.

Matteo Ferrara e Alessio Bonetti in una fase della corsa

Si riparte in poco tempo, il mare ci aspetta, sorprendentemente divertente la discesa che ci porta a Santo Stefano in Sessanio che ci fa scorgere a sinistra il Castello di Rocca Calascio. Siamo già da svariati chilometri all’interno dell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, è uno dei gioielli dell’Italia intera.Il castello è costruito su una cresta a 1460 metri sul livello del mare ed è uno dei più alti d’Europa; dalla sua posizione domina l’altopiano di Navelli e la valle del Tirino e offre una vista a 360 gradi che spazia dal Corno Grande al Sirente-Velino, dai monti marsicani fino ad arrivare al massiccio della Majella. La Rocca di Calascio è stata citata persino dal prestigiosissimo National Geographic che l’ha inserita nell’elenco dei 15 castelli più belli al mondo, insieme a luoghi iconici come il Castello di Praga o quello bavarese di Neuschwanstein. Da qui finisce il godimento mentale ed inizia lo sforzo puramente fisico: 20 km per conquistare Castel del Monte ed attraversare di nuovo l’altopiano di Campo Imperatore, questa volta in direzione Rigopiano e Castelli, dove, in discesa, troviamo una nebbia degna della fantozziana Coppa Cobram… quindi, via gli occhiali ed occhio ad ogni imperfezione dell’asfalto visto che la visibilità è ridotta a 10 metri. Con non poche difficoltà, si arriva alla pianura della vallata del Vomano che ci porterà dritti a Roseto degli Abruzzi, ovviamente non poteva mancare la pioggia per tenere svegli gli ultracycler. Ad Alba adriatica, dopo aver percorso una 50 di chilometri di pianura, c’è la seconda Time Station, per poi ripartire comodamente in direzione Ascoli già immersi nel buio. La via Salaria scorre facile fino ad Arquata del Tronto, dove, la deviazione verso Castelluccio di Norcia ci impone la severa salita di Forca di Presta. Qui capiamo la vera devastazione del terribile terremoto del 2016. Sono chilometri che vediamo i suoi spaventosi effetti sul territorio, ma qui, è il caso di dirlo, è tutto fermo come 3 anni fa. La notte rende tutto più lacerante per l’anima… con le luci sul casco che illuminano la case a bordo strada è uno strazio terrificante. Arrivati ai 1500 metri dello scollo, la temperatura è di 4 gradi… la notte è nera, un nero mai visto, nella piana di Castelluccio (famosa per la fioritura primaverile dai mille colori) e da li giusto il tempo di scaldarsi con una salita di 5 km per imboccare la discesa verso Norcia.

Un momento di gara incantevole

20 sono i chilometri di lotta contro l’ipotermia dovuta alla alta velocità in contrasto con le basse temperature e un’umidità, roba da far invidia alla pianura padana. Norcia, terza Time Station, l’ultima. Ora è tutto più facile. Direzione Cascia, ma sul percorso si cambia vallata e si passa alla Valnerina. Qui credo una sorpresa per tutti: la salita che va da Fonte Cerreto a Monteleone di Spoleto… un’incognita dura di 20 km nel pieno delle montagne dell’appennino. Psicologicamente la più dura perchè inconsapevoli delle rampe sul percorso. Scollata questa è tutto un rettilineo a salire fino a Leonessa, dove, da li, iniziano i 16 km della Vallonina: salita finale con pendenze quasi sempre vicine al 10%, ma dai, è l’ultima salita tra faggete infinite e panorami dolomitici sul finale. Alla Sella di Leonessa che tutti capiscono che da li al traguardo mancano 5 km di disces, è fatta! I muscoli si rilassano, la mente molla, altra soddisfazione per una gara di Ultracycling dura ma dai mille paesaggi. Pian de Valli, Terminillo! Ora è fatta veramente!

Da sx Luciano Zattra, Matteo Ferrara, Eugenio Rezia Loppio, Andrea Bartemucci, Andrea Muraro, Cristian Bianchetti e Omar Di Felice. alle spalle l’organizzatore Paolo Ferri.

CLASSIFICA: Alla Prima edizione della Terminillo Ultra Marathon trionfano Cristian Bianchetti e Omar Di Felice. Bianchetti nella categoria solo vince con il tempo di 21 ore e 32 minuti seguito da Matteo Ferrara con 26 ore e 39 minuti e Eugenio Rezia Loppio 27 ore e 49 minuti Nella Categoria self support Omar di Felice vola al primo posto con il tempo di 22 ore e 22 minuti seguito da Andrea Muraro e Andrea Bartemucci che chiudono con il tempo di 22 ore e 49 minuti il primo e dopo meno di un minuto il secondo. Tra le donne Sarah Cinquini porta a casa la coppa chiudendo una una ottima prova nella categoria self support.

di Cristian Bianchetti

Foto dell’organizzazione