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Sento di essere nel mondo mentre corro, non chiuso in un percorso. Giona Uccelli e l’Ultracycling

Chi ben comincia è già a metà dell’ opera!

4 Chiacchiere con Giona Uccelli.

Giona, dopo 4 podi Italiani in 2 discipline diverse, come mai la decisione dell’ Ultracycling?
Per unire il piacere del viaggio alla tensione dell’ agonismo.

E’ importante il tracciato, nella scelta di una gara?
E’ fondamentale: se non c’è niente da vedere, non parto nemmeno. Gare in circuito o ripetute non mi danno alcun senso.

Dopo le prime gare, hai deciso di continuare: hai focalizzato una preparazione diversa da quella che avevi impostato?
SI, ho interpretato i nuovi allenamenti come una ricerca per rendermi più organico con la bici: un assetto che non privilegi aspetti tipici della corsa breve ma la possibilità di stare in un assetto da mantenere il più a lungo possibile.

Tu hai fatto anche una gara Adventure in Perù, la Inca Divide, arrivando terzo. Com’è correre a oltre 10.000 km da casa, in solitudine vera?
Gigantesco: diventa enigmatica dal primo momento in cui ci pensi: non si ha alcun riscontro sulla propria preparazione fino a quando non sei in corsa. Poi in gara sono sulla mia bicicletta come a casa, con le mie cose, in una natura estrema. Ed è l’ unica sicurezza con cui si parte per affrontare le incognite.

Se vediamo questa attività come embrionale, ti senti di far parte di un nuovo movimento?
Mi pare semplicemente di potere fare delle gare scontrandomi con la natura e degli avversari: l’ impressione di essere nel mondo mentre corro, invece che chiuso in un percorso gara.

L’ Ultracycling è un’ attività che avendo scelto di continuare, evidentemente ti appassiona: la consiglieresti o ti pare una scelta un po’ troppo personale?
Se qualcuno chiede consiglio, vuol dire che gli si è accesa una scintilla e volentieri mi dispongo a trasmettere la mia esperienza. Non mi pare il caso di proporlo a persone che non fanno il primo passo per avvicinarsi a questa disciplina: rimane un’ attività estrema: dopo 20 ore di sella stare in bici diventa sempre più pericoloso. Preferisco avvallare qualcuno che manifesta la volontà precisa di affrontare queste difficoltà con determinazione.

Una gara ti soddisfa quando?
Quando la faccio bene: quando vedo dei bei posti, quando mi gestisco bene durante la corsa, indipendentemente dalla posizione di arrivo: tendo a correre più per produrre una cavalcata gioiosa che alla posizione che ne deriva, la quale comunque, più è prossima ai primi, e meglio è: nei momenti più duri di gara, pensare che sei in corsa anche per una posizione, ti aiuta a reagire e a cercare qualcosa in te stesso che normalmente non avresti motivo di cercare.

Quindi, dopo il primo anno sperimentale, per il 2020 cos’ hai deciso di fare?
Di continuare, scegliendo tra i percorsi più belli tentando di fare i migliori piazzamenti possibili.