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Ilaria Corli, Ultracycling e anima


A volte capita di incontrare persone delle quali senti la necessità di sapere di più, perché se senti di avere une determinata sensibilità e hai sete si energia positiva. Capisci subito che attraverso i loro racconti, le loro esperienze e il loro cammino in qualche modo riesci ad arricchire te stesso. Credo questa sia una sensazione, un sentimento ed una opportunità non facile da cogliere nella vita, ma fortemente presente nell’ Ultraciclismo e nei suoi protagonisti.

Questa ricchezza spirituale  che determinati uomini e donne hanno assorbito dalla natura e dall’ anima dei compagni di viaggio è il motore di questo sport, e ci auspichiamo sia sempre così.

Questo deve essere l’Ultracycling e questa è Ilaria Corli,

 

Ilaria parlaci di te:

Sono una persona solare, curiosa, sognatrice e determinata. Adoro conoscere persone, confrontarmi, condividere esperienze di vita, conoscere quel che ognuno ti può insegnare. E nello stesso misura sono affascinata dai luoghi in cui non sono mai stata. Mi piace viaggiare, meglio se a stretto contatto con la natura, e fin’ora l’ho fatto sempre da sola, perché sentivo che mi aiutava a conoscermi meglio. Sono fatalista, credo che tutto quel che ci capita avviene per un motivo particolare, cioè è un’esperienza che dobbiamo vivere. Quindi invece di farmi grandi programmi a lungo termine, preferisco stare attenta a quello che mi succede giorno per giorno, cogliendo le opportunità che mi vengono presentate. Vivo la vita in modo semplice, ricercando un continuo equilibrio tra mente e corpo. Allo stesso modo vivo lo sport: sono felice quando mi alleno all’aria aperta, guardandomi intorno e abbandonandomi a momenti solitari di riflessione.

Come è nata la passione per l’Ultracycling?

Come molte passioni, non nascono; ci sono. Sta a noi doverle o volerle scoprire. Dopo anni di sport di squadra, a 22 anni mi è stata regalata una bicicletta. Ero curiosa, ovviamente, di provarla. Non avevo un’auto, ma con la mia Carrera ho scoperto ben presto che potevo viaggiare. E potevo farlo nel modo che mi piaceva. Da sola, in mezzo alla natura, muovendomi.

Mi era facile pedalare, non so se per una predisposizione particolare, o perché da quando avevo 10 anni andavo e tornavo da scuola e dal quartiere dove avevo gli amici, che si trovava dall’altra parte della città, più volte al giorno. Ho poi pensato di gareggiare in bici, ma a Ferrara non c’erano squadre giovanili, così per qualche anno mi sono buttata nel triathlon. Mi piaceva, ma la bici mi chiamava con più insistenza.

Ho iniziato ad allenarmi da sola, ho fatto qualche granfondo e qualche gara in circuito, ma quando mi allenavo, non mi piaceva soffrire, bensì andare sempre più lontano, con calma, e guardarmi attorno.

Ho trovato un allenatore che mi ha preparato per affrontare i miei due viaggi più lunghi ed entusiasmanti. Caponord, che sognavo dalla prima volta che sono salita sulla bici, e la Trans Am Bike Race.

Ci parli del tuo record?

In seguito alla Trans Am Bike Race ho pensato per alcuni mesi a dove mi sarebbe piaciuto andare l’anno seguente. Avevo tante idee, ma nessuna brillava in particolare. La bicicletta mi aveva dato tanto, così a settembre ho ripreso ad allenarmi in piscina per fare qualcosa di diverso. E un giorno, mentre mi allenavo fissando la linea blu sul fondo che ripercorrevo continuamente vasca dopo vasca, mi si è accesa la lampadina. Sarei uscita dal mio acquario e avrei viaggiato nuotando.

Non avevo mai pensato a viaggiare in questo modo, e quale idea migliore che ritornare al triathlon per percorrere gli stessi chilometri della Trans Am con modalità diverse? Ho così deciso di fare un mega triathlon da 7000 km, attorno all’Europa. Avevo una nuova grandissima motivazione! Ero pronta a ripartire! Curiosando in internet, un mio amico mi disse che se avessi completato questo super triathlon, avrei battuto il record del triathlon più lungo della storia. E allora, visto che la motivazione a completarlo c’era tutta, perché non richiederne il tentativo di record? Così, partendo dai lidi ferraresi, nell’estate del 2017 ho completato quello che è poi l’attuale Guinness World Record del triathlon più lungo. 210 km a nuoto, 5425 km in bicicletta pedalando lungo il perimetro occidentale dell’Europa, e 1365 km a piedi, da Berlino a Ferrara.

Il momento più bello legato alla tua corsa più lunga?

Difficile trovare il momento più emozionante di una corsa durata più di un mese. Quante persone incontrate, difficoltà superate, panorami incredibili. Ma quando ripenso alla Trans Am, il primo ricordo che mi viene in mente è di me in mezzo alle montagne deserte del Colorado, da sola. Non passa neanche un’auto, un ciclista, sembra che da settimane su queste strade non passi nessuno, la natura è da padrone. Solo il rumore delle cicale e del vento. Appoggio la bici e mi fermo a pensare, guardando, davanti a me, lo splendore di questa terra. Mi sembra un sogno; mi chiedo come ho fatto ad arrivare fin lì, in un posto che ho immaginato per mesi mentre mi allenavo attorno a casa. Mi sembra surreale essere lì, mi sembra di non meritarmelo. Ma la mia determinazione mi ha regalato questo. Mi commuovo.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Quest’anno ho voluto ritornare alle gare, così mi sono preparata per la 24h del Montello. Mi piaceva l’idea di fare un’esperienza completamente nuova nel mondo dell’Ultracycling. E’ stata una gara stupenda che mi ha dato emozioni forti.

Ora mi riposerò per qualche mese, in attesa di vedere accendersi un’altra idea, se arriverà. Per il resto mi diverto ad uscire ogni tanto in bici e, a fare qualche corsetta o nuotata, per piacere.

Cosa pensi di Ultracycling Italia e dello spirito delle nostre corse?

Ho fatto poche gare di Ultracycling, ma ogni volta che partecipo mi sento coccolata. C’è un clima familiare, adoro lo spirito del competere con se stessi prima che con gli altri, cosa che invece non accade nel mondo delle Granfondo. Ho la possibilità di conoscere altri ciclisti con la stessa passione sia grazie ai momenti di condivisione il giorno prima della gara che durante la gara stessa. L’obiettivo non è quello di vincere la gara ma di arrivare tutti in fondo, e così è stupendo aiutarsi gli uni con gli altri in caso di difficoltà. Ho conosciuto tante belle persone che, per lontananze geografiche non avrei mai avuto la possibilità di conoscere!